Aci e Galatea, la leggenda di un amore eterno

Il Ratto di Proserpina_ dal mito all’art room(2)

Secondo la tradizione, Aci era figlio del dio italico Fauno e della ninfa Simeto. Si innamorò, corrisposto, della ninfa Galatea, insidiata da Polifemo.
Galatea aveva respinto le proposte amorose di Polifemo che, offeso per il rifiuto della ragazza, uccide il suo rivale nella speranza di conquistare la sua amata. L’armonia del flauto di Aci tace per sempre ma Galatea, affranta, continua ad amare Aci e prega gli dei affinchè il suo amante torni in vita.
Nereide, grazie all’aiuto degli dèi, trasforma il corpo morto di Aci in sorgenti d’acqua dolce che scivolano lungo i pendii dell’Etna.

Non lontano dalla costa, vicino l’attuale Capo Mulini, esiste una piccola sorgente chiamata dagli abitanti del luogo “il sangue di Aci” per il suo colore rossastro.

Sempre nei pressi di Capo Mulini esisteva un modesto villaggio chiamato, in memoria del pastorello, Aci. Nell’undicesimo secolo dopo Cristo un terremoto distrusse il villaggio, provocando l’esodo dei sopravvissuti che fondarono altri centri. In ricordo della loro città d’origine, i profughi vollero chiamare i nuovi centri col nome di Aci al quale fu aggiunto un appellativo per distinguere un villaggio dall’altro.

Si spiega così, ad esempio, l’esistenza di Aci Castello (appellativo dovuto alla presenza di un castello costruito su di un faraglione che poi fu distrutto da una colata lavica nell’XI secolo) ed Acitrezza (la cittadina dei tre faraglioni).

Fonte

 

La rappresentazione del mito all’interno dell’art market living boutique di Catania, Asmundo di Gisira

“Si entra nella mitologia osservati dal lampadario/occhio di Polifemo caratterizzato dal suo variare cromatico per l’inquietudine del suo stato d’animo alternante tra il folle odio per il pastorello Aci e l’amore per la ninfa Galatea.Aci e Galatea | Camera da Letto - Dettaglio4 | Hotel-B&B | Piazza Mazzini-Centro-Catania Un costrutto immaginifico ove tra antiche catene di sostegno che legano fra loro gli amanti, e, tra letti Queen Size che invocano e si dannano del loro perpetuo esser separati ma uniti, sembra quasi di sentire, tra brusii e sospiri, attraverso un auricolare in ottone ed il vicino periscopio, la rauca voce di Polifemo che emerge dal mercato sottostante. Ed é un attimo, un immaginifico sibilo del macigno che schiaccia il giovane Aci e che riemerge trasformato in un corso d’acqua, visione che si coglie nell’installazione di specchi abbracciata alla metamorfosi della ninfa Galatea in un’eterna rappresentazione del loro restare uniti. Respiriamo la loro unione nell’abbraccio di abat-jour in ottone e nell’intreccio dei loro cavi, osservati da comodini dall’ampolloso occhio vitreo. Si prosegue nell’itinerario di Aci ormai trasformato nel fiume, da cui prendono nome i paesi della riviera che prosegue, tra le ceramiche di nuotatori, all’interno dello spazio del bagno tra onde di cementine, rubinetti a stelo e suggestive colonne docce, nel solare bianco della riviera d’estate.”

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